Quei profondi occhi azzurri occupavano la mente di Teo. Quella amabile visione si riaffacciava ai suoi pensieri senza dare tregua alcuna.
“E’ stato solo un sogno” ripeteva a sé stesso.
“E’ stato un bel sogno”.
Ma la reminiscenza di quello stato onirico faceva pulsare il suo cuore e vibrare il suo organismo. Quel volto era indele-bilmente scolpito nella sua memoria, come l’immagine di quel corpo, elegante, avvolto da un lungo cappotto blu. E poi “la leggerezza e l’armonia di quei passi…”
Teo aveva la sensazione di aver realmente vissuto quella situazione. Gli sembrava che le immagini avessero realmente attraversato i suoi occhi, i tremori i suoi muscoli e le pulsazioni il suo cuore. Aveva la sensazione di aver visto perché tutto era troppo chiaro, troppo luminoso. Era più reale della vita reale. Tutto poteva essere rivissuto nei minimi particolari. Dettaglio per dettaglio, sequenza per sequenza, fotogramma per fotogramma, come uno splendido film nel quale egli stesso era il protagonista.
I suoi occhi erano intenti a scrutare meccanicamente un libro dalle pagine plastificate. Le sue mani rimembravano le impressioni proprie della carta utilizzata per le illustrazioni fotografie. La sua mente poteva ancora ammirare il Bonsai rappresentato su quel foglio.
Lì una forza sconosciuta lo induceva ad alzare lo sguardo. Un dejà-vu. L’impressione di aver già vissuto tale situazione sorgeva durante il tragitto dei suoi occhi, che si imbattevano inizialmente nella confusione, nell’ipnotico moto oscillatorio delle gambe della gente, in quei passi nevrotici e privi di equilibrio. Ma la stessa forza sconosciuta gli indicava di andare oltre. Una parte di lui avvertiva un legame con qualcosa. Un radar interiore rilevava una presenza, qualcuno si stava avvicinando.
Era come se il tempo “si fosse fermato, si stesse dilatando”.
I suoni, i colori, il moto del sangue, il susseguirsi degli attimi, ogni cosa possedeva un’intensità sconosciuta.
Nella folla, tra tante figure, vide spuntare Lei.
La vide camminare, fermarsi di fronte uno scaffale, scrutare tra i volume.
Ne estrasse uno.
Benché fosse a una distanza considerevole, tale da non permettere di riconoscere con la vista il titolo in questione, Teo “lo vedeva”. Sapeva qual era il libro che la ragazza teneva tra le mani.
Poco dopo ebbe la sensazione di conoscerla, di averla conosciuta da sempre. La conosceva da sempre. Da sempre sapeva il suo nome. E sentendo sorgere al suo interno una sinfonia comprese che “Chiara” era una musicista.
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venerdì 12 novembre 2010
Bonsai - I capitolo
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domenica 3 ottobre 2010
Commentario sul Sutra del Cuore Part VIII

Poiché nulla vi è da ottenere,
il bodhisattva saldo nella Saggezza che-va-oltre,
vive con la mente libera da ostacoli.
Non essendoci nulla da ottenere, non avendo alcun fine, il bodhisattva che è saldo nella saggezza che va oltre il mondo dei rumori e delle identificazioni vive con la mente libera da ostacoli. Benché noi non ce ne rendiamo conto la nostra mente è piena di ostacoli che prendono ora la forma dei pregiudizi, ora quella delle paure. E noi viviamo ingabbiati in una realtà limitata delle mura delle nostre credenze che limitano le nostre opportunità. Perché se crediamo fortemente che qualcosa non sia possibile da realizzare, finiamo per astenerci dal tentativo di realizzarla. Finiamo quindi per non realizzarla.
Senza ostacoli non ha timore,
abbandona per sempre le illusioni ed entra nel nirvana.
Ma un bodhisattva che non è ostacolato dai pregiudizi, non ha timore, ha abbandonato le illusioni ed è entrato nel nirvana.
Ho già spiegato come i pregiudizi ostacolano una corretta visione del mondo e limitano la nostra realizzazione. Adesso trovo giusto spendere qualche paura riguardo quel potentissimo freno alla nostra evoluzione che sono le paure. Siamo così dediti all’autolimitazione attraverso la paura da diventarne inconsapevoli. Limitiamo i nostri comportamenti perché abbiamo paura dell’opinioni degli altri, abbiamo paura di cambiare, abbiamo paura di perdere ciò che crediamo e sottolineo crediamo di possedere, paura di non essere amati, paura di non essere capiti, paura di non essere apprezzati. Abbiamo paura di questo, abbiamo paura di quello. Sprechiamo un sacco di energie mentali in paure inutili riguardanti avvenimenti spiacevoli che non si verificheranno mai. E a causa delle nostre paure, che in larghissima parte sono inutili e non giustificate, perdiamo moltissime opportunità.
Cristo nel Vangelo non perde occasione per ripetere: Non abbiate paura. Alla luce di quanto detto non dovremmo tenere in maggiore considerazione questo insegnamento e fare in modo di liberarci dalle nostre paure?
In questi versi inoltre l’autore del sutra evidenzia che prima di poter approdare al Nirvana il Bodhisattva deve abbandonare l’illusione.
Ma cos’è l’illusione?
Chi è un illuso?
Analizziamo attentamente il nome: illuso, inluso, inludo. Nel gioco. La vita non è in fondo un gioco di ruolo, una rappresentazione in cui ogni di noi gioca uno o più ruoli? E nel gioco le regole rappresentano l’essenza. E chi è l’illuso se non chi risulta così profondamente identificato con il gioco da non accorgersi di stare giocando?
Qui l’autore torna ad evidenziare per l’ennesima volta il tema dell’identificazione.
Nel mio romanzo Bonsai, il maestro Ken, uno maestro zen che vive come eremita all’interno di un bosco, alla domanda posta da Teo (protagonista del libro) sul perché non ci ricordiamo delle nostre esistenze passate risponde che ciò dipende dal fatto che noi uomini ci identifichiamo con tutto: vestiti, case, oggetti, con ogni sorta di possedimento ma soprattutto con i nostri pensieri e con il nostro corpo. Da parte mia concordo pienamente con l’autore del sutra riguardo all’importanza da lui data al tema dell’identificazione. Perché personalmente sono profondamente convinto che
l’identificazione sia l’asse centrale attorno a cui ruotano tutte le tragedie e tutta la sofferenza della specie umana.
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E’ possibile scaricare gratuitamente l’ebook di Bonsai, mio nuovo romanzo, attraverso il seguente link: http://www.feedbooks.com/userbook/12705
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