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venerdì 4 luglio 2014
Il mito della Caverna di Platone e la Teoria Olografica di David Bohm
Abbiamo già scritto della relazione tra i miti di Platone e la Fisica Moderna. Abbiamo analizzato il legame tra il mito di Crono del Politico e l’idea di Jack Sarfatti che il Presente viene dal futuro. Adesso è il momento di scrivere di un altro mito di Platone molto simile a una teoria della fisica moderna: la Teoria Olografica di David Bohm. Stiamo parlando del mito della Caverna. Il mito più famoso, che il grande mistico e filosofo greco scrisse dentro la sua Politeia, meglio conosciuta come Repubblica.
Come ogni mito, la caverna di Platone ha differenti livelli di lettura. Un livello politico (il più rozzo), un livello filosofico, uno ontologico, sicuramente uno esoterico, come molti altri possibili livelli.
Personalmente credo che sia uno dei Miti più completi riguardanti la condizione umana.
Secondo il Mito della Caverna gli esseri umani, nel loro stato di coscienza ordinaria non vedono le cose come esse sono nella loro essenza, ma percepiscono soltanto l’ombra delle cose stesse. E questo è l’elemento più conosciuto e considerato del mito. Ed è anche quello che ci interessa adesso in questo post. Ma c’è un’altra parte nel mito, meno considerata. La parte che parla del fatto che gli uomini siano prigionieri incatenati. Da un punto di vista esoterico è la cosa più interessante ma non è l’obiettivo di questo post…
Ma riflettiamoci su… e soprattutto ricordiamo questo: secondo Platone gli esseri umani non sono liberi, ma in catene! Anche se esiste per loro l’opportunità di diventare liberi. Ma tornando a noi, se analizziamo il modo in cui gli uomini in catene vedono le ombre, noi troviamo elementi interessanti che ci rimandano ad una visione olografica.
Socrate: «Ora», seguitai, «paragona la nostra natura, per quanto concerne l'educazione e la mancanza di educazione, a un caso di questo genere. Pensa a uomini chiusi in una specie di caverna sotterranea, che abbia l'ingresso aperto alla luce per tutta la lunghezza dell'antro; essi vi stanno fin da bambini incatenati alle gambe e al collo, così da restare immobili e guardare solo in avanti, non potendo ruotare il capo per via della catena. Dietro di loro, alta e lontana, brilla la luce di un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri corre una strada in salita, lungo la quale immagina che sia stato costruito un muricciolo, come i paraventi sopra i quali i burattinai, celati al pubblico, mettono in scena i loro spettacoli».
Se osserviamo con attenzione possiamo sottolineare molti elementi che ci fanno pensare ad un ologramma. Abbiamo uno schermo, abbiamo una luce (il fuoco), abbiamo una sorta di film ( dietro di loro, alta e lontana, brilla la luce di un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri corre una strada in salita, lungo la quale immagina che sia stato costruito un muricciolo, come i paraventi sopra i quali i burattinai, celati al pubblico, mettono in scena i loro spettacoli).
Se pensiamo che è un mito, scritto in una maniera simbolica, 24 secoli fa, credo che sia il modo più dettagliato possibile per spiegare un ologramma. Nel modo più avanzato possibile, 2500 anni prima che Bohm scrivesse la sua teoria Olografica, questo grande mistico ci comunicò con i mezzi a sua disposizione, la sua propria maniera di vedere questo mondo che ci circonda come l’ombra di un ologramma tridimensionali. E se pensiamo alla distanza tra lo schermo che ospita la proiezione e l’origine della luce, questa metafora sembra molto simile alla moderna teoria della fisica che vede questo mondo come un’immagine tridimensionale proiettata a partire dal nostro orizzonte bidimensionale degli eventi futuri - buco nero - computer olografico (Mente di Dio). Immagine questa molto cara a Jack Sarfatti.
Credo che per oggi sia abbastanza.
E’ tempo di tornare al dialogo tra Socrate e Glaucone. Probabilmente lo avrete già letto, ma in questo caso Repetita Juvant.
«Li vedo», disse. «Immagina allora degli uomini che portano lungo questo muricciolo oggetti d'ogni genere sporgenti dal margine, e statue e altre immagini in pietra e in legno delle più diverse fogge; alcuni portatori, com'è naturale, parlano, altri tacciono». «Che strana visione», esclamò, «e che strani prigionieri!». «Simili a noi», replicai: «innanzitutto credi che tali uomini abbiano visto di se stessi e dei compagni qualcos'altro che le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna di fronte a loro?» «E come potrebbero», rispose, «se sono stati costretti per tutta la vita a tenere il capo immobile?» «E per gli oggetti trasportati non è la stessa cosa?» «Sicuro!». «Se dunque potessero parlare tra loro, non pensi che prenderebbero per reali le cose che vedono?» «è inevitabile». «E se nel carcere ci fosse anche un'eco proveniente dalla parete opposta? Ogni volta che uno dei passanti si mettesse a parlare, non credi che essi attribuirebbero quelle parole all'ombra che passa?» «Certo, per Zeus!». «Allora», aggiunsi, «per questi uomini la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti». «è del tutto inevitabile», disse. «Considera dunque», ripresi, «come potrebbero liberarsi e guarire dalle catene e dall'ignoranza, se capitasse loro naturalmente un caso come questo: qualora un prigioniero venisse liberato e costretto d'un tratto ad alzarsi, volgere il collo, camminare e guardare verso la luce, e nel fare tutto ciò soffrisse e per l'abbaglio fosse incapace di scorgere quelle cose di cui prima vedeva le ombre, come credi che reagirebbe se uno gli dicesse che prima vedeva vane apparenze, mentre ora vede qualcosa di più vicino alla realtà e di più vero, perché il suo sguardo è rivolto a oggetti più reali, e inoltre, mostrandogli ciascuno degli oggetti che passano, lo costringesse con alcune domande a rispondere che cos'è? Non credi che si troverebbe in difficoltà e riterrebbe le cose viste prima più vere di quelle che gli vengono mostrate adesso?» «E di molto!», esclamò. «E se fosse costretto a guardare proprio verso la luce, non gli farebbero male gli occhi e non fuggirebbe, voltandosi indietro verso gli oggetti che può vedere e considerandoli realmente più chiari di quelli che gli vengono mostrati?» «è così », rispose. «E se qualcuno», proseguii, «lo trascinasse a forza da lì su per la salita aspra e ripida e non lo lasciasse prima di averlo condotto alla luce del sole, proverebbe dolore e rabbia a essere trascinato, e una volta giunto alla luce, con gli occhi accecati dal bagliore, non potrebbe vedere neppure uno degli oggetti che ora chiamiamo veri?» «No, non potrebbe, almeno tutto a un tratto», rispose. «Se volesse vedere gli oggetti che stanno di sopra avrebbe bisogno di abituarvisi, credo. Innanzitutto discernerebbe con la massima facilità le ombre, poi le immagini degli uomini e degli altri oggetti riflesse nell'acqua, infine le cose reali; in seguito gli sarebbe più facile osservare di notte i corpi celesti e il cielo, alla luce delle stelle e della luna, che di giorno il sole e la luce solare». «Come no? » «Per ultimo, credo, potrebbe contemplare il sole, non la sua immagine riflessa nell'acqua o in una superficie non propria, ma così com'è nella sua realtà e nella sua sede». «Per forza», disse. «In seguito potrebbe dedurre che è il sole a regolare le stagioni e gli anni e a governare tutto quanto è nel mondo visibile, e he in qualche modo esso è causa di tutto ciò che i prigionieri vedevano». «è chiaro», disse, «che dopo quelle esperienze arriverà a queste conclusioni». «E allora? Credi che lui, ricordandosi della sua prima dimora, della sapienza di laggiù e dei vecchi compagni di prigionia, non si riterrebbe fortunato per il mutamento di condizione e non avrebbe compassione di loro?» «Certamente». «E se allora si scambiavano onori, elogi e premi, riservati a chi discernesse più acutamente gli oggetti che passavano e si ricordasse meglio quali di loro erano soliti venire per primi, quali per ultimi e quali assieme, e in base a ciò indovinasse con la più grande abilità quello che stava per arrivare, ti sembra che egli ne proverebbe desiderio e invidierebbe chi tra loro fosse onorato e potente, o si troverebbe nella condizione descritta da Omero e vorrebbe ardentemente "lavorare a salario per un altro, pur senza risorse" e patire qualsiasi sofferenza piuttosto che fissarsi in quelle congetture e vivere in quel modo?» «Io penso», rispose, «che accetterebbe di patire ogni genere di sofferenze piuttosto che vivere in quel modo». «E considera anche questo», aggiunsi: «se quell'uomo scendesse di nuovo a sedersi al suo posto, i suoi occhi non sarebbero pieni di oscurità, arrivando all'improvviso dal sole?» «Certamente», rispose. «E se dovesse di nuovo valutare quelle ombre e gareggiare con i compagni rimasti sempre prigionieri prima che i suoi occhi, ancora deboli, si ristabiliscano, e gli occorresse non poco tempo per riacquistare l'abitudine, non farebbe ridere e non si direbbe di lui che torna dalla sua ascesa con gli occhi rovinati e che non vale neanche la pena di provare a salire? E non ucciderebbero chi tentasse di liberarli e di condurli su, se mai potessero averlo tra le mani e ucciderlo?» «E come!», esclamò.
«Questa similitudine», proseguii, «caro Glaucone, dev'essere interamente applicata a quanto detto prima: il mondo che
ci appare attraverso la vista va paragonato alla dimora del carcere, la luce del fuoco che qui risplende all'azione del sole;
se poi consideri la salita e la contemplazione delle realtà superiori come l'ascesa dell'anima verso il mondo intellegibile
non ti discosterai molto dalla mia opinione, dal momento che desideri conoscerla.
Lo saprà un dio se essa è vera. Questo è dunque il mio parere: l'idea del bene è il limite estremo del mondo
intellegibile e si discerne a fatica, ma quando la si è vista bisogna dedurre che essa è per tutti causa di tutto ciò che è
giusto e bello: nel mondo visibile ha generato la luce e il suo signore, in quello intelligibile essa stessa, da sovrana,
elargisce verità e intelletto, e chi vuole avere una condotta saggia sia in privato sia in pubblico deve contemplare questa
idea».
«Sono d'accordo con te», disse, «nei limiti delle mie facoltà».
«Allora», continuai, «condividi anche questo punto e non meravigliarti che chi è giunto fin qui non voglia occuparsi
delle faccende umane, ma la sua anima tenda sempre a dimorare in alto; ciò è ragionevole, se la similitudine fatta prima è
ancora valida».
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sabato 7 giugno 2014
Ulteriori considerazioni sul Mito di Crono di Platone e le teorie di Jack Sarfatti
Nelle teorie di Jack Sarfatti il Presente viene dal Futuro e non dal Passato come percepiamo nel nostro stato ordinario di coscienza. Platone come abbiamo visto nel precedente post, dice che al tempo di Crono gli eventi andavano alla riversa.
“il sole e gli altri astri un tempo sorgevano ad ovest, e tramontavano ad est, e che il Dio (Zeus) invertì il loro moto, e gli diede quello che hanno adesso per dare testimonianza ad Atreo."
Se i pianeti e le stelle andavano al contrario Platone parlò dello Spin qualche anno prima di Pauli…
ma questo non è il punto del nostro post. Stiamo parlando del tempo. Se procediamo con l’idea che il presente viene dal futuro, e portiamo avanti questo concetto fino alle sue conseguenze ultime, dobbiamo pensare che il tempo non è lineare. Il tempo è circolare, siamo dentro un loop, un ciclo. E questo è esattamente quello che ci dice Platone.
"Ma come ho già detto (e questo è l’unica alternativa restante) il mondo è guidato una volta da un potere esterno che è divino e riceve vita e immortalità dalle mani rinnovatrici del creatore, e ancora quando questo lascia andare, il mondo si muove spontaneamente, fino al punto in cui, dopo un vasto ciclo di anni, inverte il movimento: ciò è dovuto al suo perfetto bilanciamento, alle sue vaste misure e al fatto che gira intorno al suo più piccolo perno."
Ma Platone dice ancora di più
"È chiaro, Socrate, che in quel tempo la natura non consentiva gli accoppiamenti reciproci, mentre quel genere che allora si diceva che nascesse dalla terra, proprio questo in quel tempo esisteva, il quale appunto ritornava alla vita dalla terra, e di questo genere conservavano memoria i nostri primi antenati, che vivevano nel tempo che seguiva la fine del ciclo precedente, e che dunque nascevano all'inizio di questo: di questi discorsi cui molti ora ingiustamente non prestano fede, costoro si fecero araldi per noi. Bisogna, credo, considerare quello che avviene successivamente. Questo infatti è quel che segue al ritorno dei vecchi alla natura di bambini, e cioè che da morti che sono e che nella terra si trovano, tornando ivi nuovamente a ricomporsi ed essendo richiamati in vita, seguono la direzione della nascita che ritorna indietro, prendendo la direzione opposta; ed essendo di necessità generati, secondo questo discorso, come figli della terra, assumono così il nome e la definizione, per quanti di essi il dio non condusse verso un'altra sorte."
Platone sta per caso parlando di un ciclo continuo dove gli uomini nascono e rinascono sempre nello stesso modo, a meno che Dio destini alcuni di loro per scopi differenti?
Sembra che qui Platone stia parlando dell’Eterno Ritorno. L’idea dell’Eterno Ritorno (conosciuta anche come Eterna Ricorrenza) ritorna molte volte nella storia dalla Tradizione Giudaica allo stoicismo, ma anche in Nietzsche e nelle teorie di Ouspensky e Collins. E in questo mito è anche contemplata la possibilità di uscire fuori dal ciclo se Dio conduce qualcuno di loro verso altra sorte (come nelle teorie di Ouspensky e nella tradizione Tibetana).
L’idea dell’Eterno Ritorno rende Platone molto moderno, e ci fa pensare che concepiva l’Universo più simile ad un Toroideche che ad un piano. Ciò potrebbe comportare implicazioni cosmologiche molto interessanti. E questo non è il solo punto che possiamo prendere in considerazione.
Il tempo ha due possibile versi. Avanti nell’impero di Zeus. Indietro nell’impero di Cronos.
State pensando anche voi ai diagrammi di Feynman, alla simmetria dei quark e all’orientazione temporale? E a quegli strani fenomeni che caratterizzano i quark, dove alcune particelle sembrano muoversi avanti nel tempo, mentre altre sembrano andare indietro?
Ma l’impero di Crono e quello di Zeus ci fanno pensare ad altre dicotomie insite nella materia come Fermioni - Bosoni, Materia – Antimateria.
Il mito di Crono raccontato da Platone nel Politico contiene molti elementi simili ai fenomeni descritti nella Fisica Quantistica, ma tutta la filosofia di Platone è piena di possibili similitudini con le moderne teorie della fisica. Avete mai pensato al mito della caverna come un’antica maniera per descrivere la teoria olografica di David Bohm?
Nuove considerazioni presto su questo blog
“il sole e gli altri astri un tempo sorgevano ad ovest, e tramontavano ad est, e che il Dio (Zeus) invertì il loro moto, e gli diede quello che hanno adesso per dare testimonianza ad Atreo."
Se i pianeti e le stelle andavano al contrario Platone parlò dello Spin qualche anno prima di Pauli…
ma questo non è il punto del nostro post. Stiamo parlando del tempo. Se procediamo con l’idea che il presente viene dal futuro, e portiamo avanti questo concetto fino alle sue conseguenze ultime, dobbiamo pensare che il tempo non è lineare. Il tempo è circolare, siamo dentro un loop, un ciclo. E questo è esattamente quello che ci dice Platone.
"Ma come ho già detto (e questo è l’unica alternativa restante) il mondo è guidato una volta da un potere esterno che è divino e riceve vita e immortalità dalle mani rinnovatrici del creatore, e ancora quando questo lascia andare, il mondo si muove spontaneamente, fino al punto in cui, dopo un vasto ciclo di anni, inverte il movimento: ciò è dovuto al suo perfetto bilanciamento, alle sue vaste misure e al fatto che gira intorno al suo più piccolo perno."
Ma Platone dice ancora di più
"È chiaro, Socrate, che in quel tempo la natura non consentiva gli accoppiamenti reciproci, mentre quel genere che allora si diceva che nascesse dalla terra, proprio questo in quel tempo esisteva, il quale appunto ritornava alla vita dalla terra, e di questo genere conservavano memoria i nostri primi antenati, che vivevano nel tempo che seguiva la fine del ciclo precedente, e che dunque nascevano all'inizio di questo: di questi discorsi cui molti ora ingiustamente non prestano fede, costoro si fecero araldi per noi. Bisogna, credo, considerare quello che avviene successivamente. Questo infatti è quel che segue al ritorno dei vecchi alla natura di bambini, e cioè che da morti che sono e che nella terra si trovano, tornando ivi nuovamente a ricomporsi ed essendo richiamati in vita, seguono la direzione della nascita che ritorna indietro, prendendo la direzione opposta; ed essendo di necessità generati, secondo questo discorso, come figli della terra, assumono così il nome e la definizione, per quanti di essi il dio non condusse verso un'altra sorte."
Platone sta per caso parlando di un ciclo continuo dove gli uomini nascono e rinascono sempre nello stesso modo, a meno che Dio destini alcuni di loro per scopi differenti?
Sembra che qui Platone stia parlando dell’Eterno Ritorno. L’idea dell’Eterno Ritorno (conosciuta anche come Eterna Ricorrenza) ritorna molte volte nella storia dalla Tradizione Giudaica allo stoicismo, ma anche in Nietzsche e nelle teorie di Ouspensky e Collins. E in questo mito è anche contemplata la possibilità di uscire fuori dal ciclo se Dio conduce qualcuno di loro verso altra sorte (come nelle teorie di Ouspensky e nella tradizione Tibetana).
L’idea dell’Eterno Ritorno rende Platone molto moderno, e ci fa pensare che concepiva l’Universo più simile ad un Toroideche che ad un piano. Ciò potrebbe comportare implicazioni cosmologiche molto interessanti. E questo non è il solo punto che possiamo prendere in considerazione.
Il tempo ha due possibile versi. Avanti nell’impero di Zeus. Indietro nell’impero di Cronos.
State pensando anche voi ai diagrammi di Feynman, alla simmetria dei quark e all’orientazione temporale? E a quegli strani fenomeni che caratterizzano i quark, dove alcune particelle sembrano muoversi avanti nel tempo, mentre altre sembrano andare indietro?
Ma l’impero di Crono e quello di Zeus ci fanno pensare ad altre dicotomie insite nella materia come Fermioni - Bosoni, Materia – Antimateria.
Il mito di Crono raccontato da Platone nel Politico contiene molti elementi simili ai fenomeni descritti nella Fisica Quantistica, ma tutta la filosofia di Platone è piena di possibili similitudini con le moderne teorie della fisica. Avete mai pensato al mito della caverna come un’antica maniera per descrivere la teoria olografica di David Bohm?
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domenica 1 giugno 2014
Il Politico di Platone e le Teorie Rivoluzionarie di Jack Sarfatti
Le teorie di Jack Sarfatti sono probabilmente le più avanzate e rivoluzionarie di tutta la fisica moderna.
Una lunga serie di sincronicità mi hanno portato a conoscere queste teorie qualche mese fa, mentre preparavo il materiale per il mio romanzo “108” (riuscirò a pubblicarlo in Italia?) che inizierò a scrivere in questi giorni. L’idea che propongo in questo romanzo è che il tempo è meno lineare di quanto possiamo percepire nel nostro stato di coscienza ordinario. Ho scoperto che questa non è soltanto una mia idea. Ma è anche un’idea cara a molti mistici ed esoteristi nonché un’idea comune ai più moderni fisici teorici come Jack Sarfatti.
Così quando ho letto il libro Destiny Matrix di Jack Sarfatti e la sua idea che il presente viene dal futuro, ho immediatamente pensato a Platone e ad uno dei suoi Miti. Non il suo mito più famoso, quello della “caverna” presente nella “Repubblica”, ma uno meno famoso. Il mito di Crono presente nel “Politico”. Un mito che sarà forse meno famoso, ma probabilmente più interessante e rivoluzionario.
Però prima di parlare di questo Mito dobbiamo spendere qualche parola su Platone.
Tutti sanno che Platone era un grande filosofo. E molti pensano che sia stato anche un grande mistico.
Ma pochi sanno che ha studiato per molti anni (13) in Egitto, dove fu iniziato ad Eliopoli ai misteri degli scribi eliopolitani. Gli stessi sacerdoti egizi, che molti credono essere gli eredi di un’antica Tradizione che viene da un’antica umanità, un’umanità precedente a quella attuale (Atlantide). Sacerdoti che insegnarono a Platone che gli esseri umani vivono in uno stato di ipnosi e vedono il mondo al contrario. Esempio di ciò il fatto che vediamo il sole e le stelle muoversi nel cielo, mentre in realtà è la terra a muoversi. Sacerdoti che erano consapevoli dell’Eliocentrismo ma tenevano questo segreto all’interno delle mura del Tempio, non a causa di classismo come potremmo pensare, ma per altri motivi, che forse saranno oggetto di un altro post.
Noi esseri umani vediamo il mondo al contrario? Secondo il Mito di Crono contenuto nel Politico di Platone si! Questo ciclo temporale va al contrario. Una volta quando Crono reggeva il mondo, prima di Zeus, il Sole e le stelle sorgevano a Ovest e tramontavano ad Est, e gli uomini nascevano dalla terra e venivano riassorbiti nel ventre della madre.
Ma adesso è arrivato il tempo di lasciare spazio alle parole di Platone:
STRANIERO: Fra i racconti di un tempo - e molti altri ve ne saranno ancora - vi era anche il presagio che riguarda quella che fu chiamata la contesa di Atreo e di Tieste.
Hai certamente ascoltato e ricordi quel che dicono che accadde allora.
SOCRATE IL GIOVANE: Alludi forse all'indizio divino rappresentato dall'agnello dal vello d'oro?
STRANIERO: Nient'affatto, ma al mutamento del tramonto e del levar del sole e degli altri astri, poiché dove ora si
levano, in quel luogo allora tramontavano, mentre sorgevano dalla parte opposta, sin quando il dio, avendo reso testimonianza ad Atreo, mutò il corso degli astri nella fase attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: In effetti si dice anche questo.
STRANIERO: E da molti abbiamo udito della sovranità di Crono.
SOCRATE IL GIOVANE: Da moltissimi, direi.
STRANIERO: E allora? E sul fatto che anticamente si veniva generati dalla terra e non secondo accoppiamenti
reciproci?
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questa è una di quelle cose che anticamente si è raccontata. STRANIERO: Tutte queste cose traggono origine da una medesima condizione, e, oltre a queste, innumerevoli altre
e ancora più meravigliose di queste, ma per la quantità di tempo trascorsa alcune di esse sono andate perse, altre invece ci sono giunte in ordine sparso e si narrano ciascuna separata da un'altra. Ora si deve parlare di quella condizione che fu responsabile di tutti questi racconti e che nessuno mai disse: una volta spiegata, ci servirà per le nostre argomentazioni riguardanti il re.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici benissimo. Parla senza tralasciare nulla.
STRANIERO: Ascolta. Questo universo ora è lo stesso dio che lo guida insieme nel cammino e lo segue nei suoi movimenti, ora lo lascia andare, quando i movimenti circolari dell'andata abbiano ormai raggiunto il limite di tempo prestabilito, e di nuovo, muovendosi spontaneamente, volge la sua orbita dalla parte opposta, poiché è un essere vivente che ha ottenuto in sorte un'intelligenza per opera di colui che lo ha costituito in principio. Questo ritornare indietro è di necessità generato dentro di lui per questa ragione.
SOCRATE IL GIOVANE: Per quale?
STRANIERO: Conviene identificare la condizione per cui si è identici a se stessi e sempre allo stesso modo solamente con ciò che più di tutto è divino, mentre la natura del corpo non appartiene a questo ordine. Ciò che noi abbiamo chiamato "cielo" e "cosmo" ha ricevuto da chi lo ha generato molti attributi divini, ma prende parte anche della natura del corpo: da questo fatto deriva che gli è impossibile non prendere assolutamente parte del mutamento, anche se per quanto gli è possibile, stando quanto più può identico a se stesso, si muove di un solo movimento.
Perciò assunse il moto di circonvoluzione, proprio perché minima fosse la deviazione del suo movimento. A nessuno è consentito volgere da sé continuamente se stesso se non a colui che guida tutti i corpi che si muovono: ma d'altra parte non gli è concesso muoversi ora in un senso, ora in quello contrario. In base a tutto ciò non dobbiamo affermare né che sia il cosmo stesso a muovere sempre se stesso, né che sia sempre interamente fatto ruotare dal dio secondo movimenti circolari che siano di due tipi diversi ed opposti, né che lo volgano due dèi che hanno intendimenti opposti fra loro, ma come è stato detto poco fa e ora è l'unica cosa che rimane, e cioè che ora è condotto da una causa divina da esso diversa, procurandosi nuovamente la vita e ricevendo dall'artefice l'immortalità ristoratrice, ora invece, quando viene lasciato, si muove da solo, e l'abbandono avviene in un occasione tale che possa percorrere al suo ritorno molte decine di migliaia di orbite, per il fatto che essendo un complesso enorme e assai equilibrato si muove poggiando su un piede piccolissimo.
SOCRATE IL GIOVANE: Tutto quello che hai trattato mi sembra assai verosimile.
STRANIERO: Dopo aver riflettuto su quel che abbiamo appena detto, osserviamo quella condizione che prima abbiamo affermato che sia responsabile di tutti gli eventi prodigiosi. Ed ecco questa condizione.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Essa consiste nel fatto che il movimento circolare del tutto ora si svolge secondo il movimento attuale, ora al contrario.
SOCRATE IL GIOVANE: E qual è il nesso allora con quei miti?
STRANIERO: Si deve ritenere che questo mutarsi sia fra tutti i movimenti che avvengono nel cielo quello più
imponente e più completo.
SOCRATE IL GIOVANE: è verosimilmente così .
STRANIERO: Dunque bisogna pensare che imponenti mutamenti si verifichino allora anche in noi che abitiamo
all'interno di esso.
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo fatto mi pare verosimile.
STRANIERO: Non sappiamo che la natura degli animali viventi sopporta di malanimo i mutamenti di grande
portata, numerosi e della specie più varia?
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Necessariamente avvengono dunque in quell'occasione gli stermini più grandi degli altri animali, e
anche il genere degli uomini sopravvive in piccola parte: riguardo a costoro avvengono altri patimenti, numerosi, incredìbìlì e inaspettati, ma questo è il più importante e che si accompagna al rivolgimento dell'universo, allorquando avviene il mutamento della direzione nel senso opposto a quello attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Quell'età che ciascuno degli animali viventi aveva, questa per prima fra tutte si fermò, e tutto quanto era mortale cessò di procedere verso la vecchiaia senza avere più i tratti distintivi di questa età, e mutando direzione in senso contrario veniva generato più giovane e più tenero: i capelli bianchi dei più vecchi diventavano neri, le guance lisce di coloro che portano la barba portavano di nuovo ciascuno verso la primavera trascorsa, e i corpi dei giovani, diventando ogni giorno e ogni notte lisci e più piccoli, tornavano nuovamente alla natura di neonati, simili ad essi sia nell'anima sia nel corpo. Da questo punto in poi, consumandosi ormai, scomparivano del tutto. D'altro canto, i cadaveri di chi in quel tempo moriva di morte violenta, facendo esperienza di questi stessi eventi, rapidamente scomparivano e in pochi giorni venivano annientati.
SOCRATE IL GIOVANE: Come si generavano, in quel tempo, straniero, gli animali viventi? E in che modo nascevano gli uni dagli altri?
STRANIERO: è chiaro, Socrate, che in quel tempo la natura non consentiva gli accoppiamenti reciproci, mentre quel genere che allora si diceva che nascesse dalla terra, proprio questo in quel tempo esisteva, il quale appunto ritornava alla vita dalla terra, e di questo genere conservavano memoria i nostri primi antenati, che vivevano nel tempo che seguiva la fine del ciclo precedente, e che dunque nascevano all'inizio di questo: di questi discorsi cui molti ora ingiustamente non prestano fede, costoro si fecero araldi per noi. Bisogna, credo, considerare quello che avviene successivamente. Questo infatti è quel che segue al ritorno dei vecchi alla natura di bambini, e cioè che da morti che sono e che nella terra si trovano, tornando ivi nuovamente a ricomporsi ed essendo richiamati in vita, seguono la direzione della nascita che ritorna indietro, prendendo la direzione opposta; ed essendo di necessità generati, secondo questo discorso, come figli della terra, assumono così il nome e la definizione, per quanti di essi il dio non condusse verso un'altra sorte.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo è senza dubbio ciò che viene dopo quella situazione precedente. Ma quella vita che tu dici che si sviluppò al tempo della potenza di Crono si verificò in quei cicli o in questi? è chiaro che negli uni e negli altri cicli accade che si venfica il mutarsi del moto degli astri e del sole.
STRANIERO: Hai seguito bene il discorso. Quanto alla tua domanda sul fatto che tutto veniva generato spontaneamente per gli uomini non riguarda affatto il ciclo che c'è ora, ma anche questo si verificava in quello anteriore. Allora il dio guidava innanzitutto la stessa rotazione, prendendosene totalmente cura, e - cosa che avviene allo stesso modo anche adesso in alcuni luoghi - tutte le parti del cosmo venivano ripartite dagli dèi che le governavano: e dei demoni divini come fossero pastori avevano ripartito anche gli animali viventi secondo i generi e i gruppi, e ciascuno bastava in tutto a ciascun gruppo essendo esso stesso pastore, sicché non vi era nessun essere selvatico e nessuno procurava cibo all'altro, e non esisteva affatto guerra né rivolta. Ma vi sarebbe molto altro da dire riguardo a quel che segue a tale assetto dell'universo. Quanto si dice degli uomini e della loro vita in cui tutto si generava spontaneamente, si è detto per questo motivo. Il dio li guidava ed era loro capo, come adesso gli uomini, che sono animali più vicini alla natura divina, portano al pascolo le altre specie a loro inferiori: quando il dio li portava al pascolo non vi erano forme di governo, né acquisti di donne e di figli. Tutti ritornavano in vita dalla terra, e non vi era alcun ricordo delia situazione precedente: questi beni allora mancavano, però avevano abbondanza di frutti dagli alberi e da molta altra vegetazione, senza esser generati mediante l'agricoltura, ma offerti spontaneamente dalla terra. Nudi e senza coperte vivevano trascorrendo la maggior parte del tempo all'aria aperta: le stagioni erano temperate perehé non provassero dolore, e avevano confortevoli letti costituiti dall'erba abbondante che cresceva di continuo dalla terra. La vita di cui stai ascoltando il racconto, Socrate, è quella di coloro che vissero al tempo di Crono: questa di adesso, invece, che il discorso indica come del tempo di Zeus, tu stesso la stai sperimentando di persona. Saresti in grado e vorresti giudicare la più felice fra queste due esistenze?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Vuoi che io giudichi per te in qualche modo?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Se allora coloro che furono allevati da Crono, avendo essi molto tempo a disposizione e la possibilità
di poter incontrarsi e discorrere non solo con gli uomini, ma anche con le bestie, si servivano di tutte queste circostanze favorevoli per la filosofia, conversando con gli animali e fra loro, e cercando di sapere da tutte le specie se una che in possesso di una particolare capacità avesse mai fatto esperienza di qualcosa che si distinguesse dal resto nell'accrescere il capitale dell'intelligenza, si giudicherà facilmente il fatto che vi è un'immensa differenza, in relazione alla felicità, fra quelli che vivono adesso e quelli che vivevano allora: ma se riempiendosi a sazietà di cibo e di bevande conversavano fra loro e con gli animali dicendo quel che vien detto di essi anche ora, anche questo, secondo quel che mi sembra, è assai facile da giudicare.
Tuttavia lasciamo perdere queste cose, finché non compaia qualcuno capace di spiegarci se quelli che vissero in quel tempo avessero desiderio della scienza e del far uso dei discorsi: noi dobbiamo parlare del motivo per cui abbiamo risvegliato il mito affinché possiamo portare a compimento quello che ci resta ancora da dire dopo questo.
Dopo che il tempo di tutti questi eventi ebbe fine, e bisognava che il mutamento avvenisse, e tutto il genere di coloro che si erano generati dalla terra era ormai annientato, avendo ogni anima pagato il debito mediante la generazione di tutte le specie, e ricadendo sulla terra sotto forma di semi tante volte quante a ciascuna era stato ordinato, allora il timoniere dell'universo, come lasciando la barra dei timoni, si ritirò nella sua vedetta, e a quel punto il destino e un innato desiderio fecero di nuovo fare una conversione al cosmo. Tutti gli dèi che governavano nei loro luoghi insieme alla divinita pì u importante, riconoscendo ormai quel che era avvenuto, lasciarono le parti del cosmo di cui essi si occupavano: e quello, mutando direzione e scontrandosi nelle sue parti, messo in moto dagli opposti impulsi, uno al principio e l'altro alla fine, provocando in esso una grande scossa, determinò un altro sterminio di animali d'ogni sorta. Dopo questi eventi, trascorso il tempo necessario, facendo ormai cessare il tumulto e lo scompiglio, e ottenuta la calma dopo quegli sconvolgimenti, esso si dispose in modo da mantenere il ritmo consueto della sua corsa, avendo cura e forza esso stesso delle cose che avvenivano in sé e di se stesso, cercando di ricordare, per quanto possibile, l'insegnamento del suo artefice e padre. In principio dunque realizzava questo in modo più preciso, alla fine invece in modo più fiacco: causa di questo è la sua parte corporea che vi è nella mescolanza, che è la proprietà congenita della natura di un tempo, poiché partecipava di un grande disordine prima di giungere all'ordine attuale. Tutto il bene di cui è provvisto lo possiede in virtù di colui che lo ha escogitato: ma da quella sua condizione di un tempo riceve tutte quante le difficoltà e i difetti che sono nel cielo, e le riproduce negli animali viventi.
Quando allevava in sé gli animali insieme al suo pilota, le cose che non andavano erano di poco conto, mentre vi generava grandi beni: quando invece si separa da quello, immediatamente dopo l'abbandono guida sempre tutte le cose nel modo migliore, ma andando avanti nel tempo e ingenerandosi in esso l'oblio, prende sempre più potere la sua antica condizione di mancanza d'armonia, e alla fine del tempo ecco che degenera, e i beni hanno scarso valore, mentre, facendo un'abbondante fusione dei mali corrispondenti, corre il rischio di giungere alla distruzione di se stesso e delle cose che sono in esso. Perciò il dio che già un tempo lo ha ordinato, vedendo che si trova in difficoltà, preoccupato che quello, trovandosi nella tempesta e nello scompiglio, si annienti e affondi nel mare infinito della dissomiglianza, tornando nuovamente a sedere presso il timone di quello, volgendo in un'altra direzione ciò che era stato attaccato dal morbo o si era dissolto nella fase precedente, quando il cosmo era stato abbandonato a se stesso, lo ordina e, raddrizzandolo, lo rende immortale e senza vecchiaia. Questa è la fine delle cose che abbiamo raccontato: per quanto riguarda l'argomentazione del re è sufficiente collegarci al discorso di prima. Avendo il cosmo mutato direzione, e presa la strada che porta alla generazione di adesso, l'età di nuovo si fermò, e si ripetevano fatti nuovi e opposti a quelli di prima. Crescevano gli animali viventi che poco mancava che scomparissero per la piccolezza, mentre i corpi appena nati dalla terra, diventati vecchi, di nuovo morivano e scendevano nella terra.
Anche tutte le altre cose mutavano, imitando e accompagnando ciò che l'universo provava, e anche l'imitazione della gravidanza, della nascita, e dell'allevamento si accompagnava di necessità all'andamento in generale: non era più possibile che l'animale venisse generato nella terra a causa dell'accordo di elementi eterogenei, ma come all'universo era stato ordinato di essere signore assoluto del suo cammino, così allo stesso modo anche alle stesse sue parti era provenuto l'ordine da una simile direzione, per quanto era possibile, di concepire da sole, di generare, e di allevare. E siamo ormai arrivati alla ragione per cui tutto il discorso si è messo in moto.
Sugli altri animali ci sarebbe molto da dire e si potrebbe fare una lunga esposizione sull'origine da cui ciascuna ha mutato il suo corso e sulla ragione di ciò: sugli uomini invece il discorso è più breve, e più conveniente in questa sede. Privati della cura di quel dio che ci possedeva e che ci guidava al pascolo, tutti gli altri numerosi animali che avevano natura feroce diventarono selvatici, mentre gli uomini stessi, deboli e senza protezione, venivano sbranati da quelli, e in quei tempi primitivi erano ancora senza mezzi né risorse, poiché era mancata l'alimentazione spontanea, e non sapevano procurarsela, per il fatto che in precedenza non erano stati costretti da necessità alcuna. Per tutti questi motivi erano venuti a trovarsi in difficoltà enormi. Di qui provengono i doni, come anticamente si narra, donati a noi dagli dèi insieme al necessario insegnamento ed educazione: il fuoco da Prometeo,(8) e le arti da Efesto (9) e dalla sua compagna d'arte,(10) i semi e le piante da altri. E tutto quanto è servito a stabilire la vita umana è provenuto da questi doni, dal momento che, come si è appena finito di dire, gli dèi smisero di occuparsi degli uomini, e questi dovevano da soli guidare se stessi e aver cura di sé, come tutto il cosmo, a imitazione del quale e nella cui compagnia viviamo e siamo per tutto il tempo generati, ora in questo modo, un tempo in quell'altro. Abbia così termine il mito, e noi lo useremo per vedere quanto abbiamo sbagliato mostrando nel discorso precedente l'uomo regale e quello politico.
SOCRATE IL GIOVANE: Come e quanto grave è l'errore che tu dici che abbiamo causato?
STRANIERO: Da un lato è cosa di poco conto, dall'altro è assai dannoso e ben maggiore e più grave di quanto mi sembrava allora.
SOCRATE IL GIOVANE: In che senso?
STRANIERO: L'errore consiste nel fatto che, interrogati sul re e sul politico che provengono dal ciclo attuale e dalla generazione attuale, abbiamo detto del pastore che proviene dal ciclo opposto che guidava le mandrie umane di allora, e per di più divino anziché mortale, e proseguendo in questa direzione siamo andati del tutto fuori strada: quanto invece al fatto che lo abbiamo messo in rilievo come colui che governa tutto lo Stato, senza dire in che modo lo diventi, pur avendo detto in questo senso il vero, non si è detto tutto e nemmeno in modo chiaro, e per questa ragione, anche se meno gravemente di quell'altra circostanza, abbiamo sbagliato.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
Dunque secondo il Mito di Crono contenuto nel Politico di Platone il Presente viene dal Futuro come nelle Teorie di Sarfatti. Ma questo mito, come altri miti paltonici, ci permette di sviluppare ulteriori considerazioni che verranno presto postate su questo blog.
Una lunga serie di sincronicità mi hanno portato a conoscere queste teorie qualche mese fa, mentre preparavo il materiale per il mio romanzo “108” (riuscirò a pubblicarlo in Italia?) che inizierò a scrivere in questi giorni. L’idea che propongo in questo romanzo è che il tempo è meno lineare di quanto possiamo percepire nel nostro stato di coscienza ordinario. Ho scoperto che questa non è soltanto una mia idea. Ma è anche un’idea cara a molti mistici ed esoteristi nonché un’idea comune ai più moderni fisici teorici come Jack Sarfatti.
Così quando ho letto il libro Destiny Matrix di Jack Sarfatti e la sua idea che il presente viene dal futuro, ho immediatamente pensato a Platone e ad uno dei suoi Miti. Non il suo mito più famoso, quello della “caverna” presente nella “Repubblica”, ma uno meno famoso. Il mito di Crono presente nel “Politico”. Un mito che sarà forse meno famoso, ma probabilmente più interessante e rivoluzionario.
Però prima di parlare di questo Mito dobbiamo spendere qualche parola su Platone.
Tutti sanno che Platone era un grande filosofo. E molti pensano che sia stato anche un grande mistico.
Ma pochi sanno che ha studiato per molti anni (13) in Egitto, dove fu iniziato ad Eliopoli ai misteri degli scribi eliopolitani. Gli stessi sacerdoti egizi, che molti credono essere gli eredi di un’antica Tradizione che viene da un’antica umanità, un’umanità precedente a quella attuale (Atlantide). Sacerdoti che insegnarono a Platone che gli esseri umani vivono in uno stato di ipnosi e vedono il mondo al contrario. Esempio di ciò il fatto che vediamo il sole e le stelle muoversi nel cielo, mentre in realtà è la terra a muoversi. Sacerdoti che erano consapevoli dell’Eliocentrismo ma tenevano questo segreto all’interno delle mura del Tempio, non a causa di classismo come potremmo pensare, ma per altri motivi, che forse saranno oggetto di un altro post.
Noi esseri umani vediamo il mondo al contrario? Secondo il Mito di Crono contenuto nel Politico di Platone si! Questo ciclo temporale va al contrario. Una volta quando Crono reggeva il mondo, prima di Zeus, il Sole e le stelle sorgevano a Ovest e tramontavano ad Est, e gli uomini nascevano dalla terra e venivano riassorbiti nel ventre della madre.
Ma adesso è arrivato il tempo di lasciare spazio alle parole di Platone:
STRANIERO: Fra i racconti di un tempo - e molti altri ve ne saranno ancora - vi era anche il presagio che riguarda quella che fu chiamata la contesa di Atreo e di Tieste.
Hai certamente ascoltato e ricordi quel che dicono che accadde allora.
SOCRATE IL GIOVANE: Alludi forse all'indizio divino rappresentato dall'agnello dal vello d'oro?
STRANIERO: Nient'affatto, ma al mutamento del tramonto e del levar del sole e degli altri astri, poiché dove ora si
levano, in quel luogo allora tramontavano, mentre sorgevano dalla parte opposta, sin quando il dio, avendo reso testimonianza ad Atreo, mutò il corso degli astri nella fase attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: In effetti si dice anche questo.
STRANIERO: E da molti abbiamo udito della sovranità di Crono.
SOCRATE IL GIOVANE: Da moltissimi, direi.
STRANIERO: E allora? E sul fatto che anticamente si veniva generati dalla terra e non secondo accoppiamenti
reciproci?
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questa è una di quelle cose che anticamente si è raccontata. STRANIERO: Tutte queste cose traggono origine da una medesima condizione, e, oltre a queste, innumerevoli altre
e ancora più meravigliose di queste, ma per la quantità di tempo trascorsa alcune di esse sono andate perse, altre invece ci sono giunte in ordine sparso e si narrano ciascuna separata da un'altra. Ora si deve parlare di quella condizione che fu responsabile di tutti questi racconti e che nessuno mai disse: una volta spiegata, ci servirà per le nostre argomentazioni riguardanti il re.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici benissimo. Parla senza tralasciare nulla.
STRANIERO: Ascolta. Questo universo ora è lo stesso dio che lo guida insieme nel cammino e lo segue nei suoi movimenti, ora lo lascia andare, quando i movimenti circolari dell'andata abbiano ormai raggiunto il limite di tempo prestabilito, e di nuovo, muovendosi spontaneamente, volge la sua orbita dalla parte opposta, poiché è un essere vivente che ha ottenuto in sorte un'intelligenza per opera di colui che lo ha costituito in principio. Questo ritornare indietro è di necessità generato dentro di lui per questa ragione.
SOCRATE IL GIOVANE: Per quale?
STRANIERO: Conviene identificare la condizione per cui si è identici a se stessi e sempre allo stesso modo solamente con ciò che più di tutto è divino, mentre la natura del corpo non appartiene a questo ordine. Ciò che noi abbiamo chiamato "cielo" e "cosmo" ha ricevuto da chi lo ha generato molti attributi divini, ma prende parte anche della natura del corpo: da questo fatto deriva che gli è impossibile non prendere assolutamente parte del mutamento, anche se per quanto gli è possibile, stando quanto più può identico a se stesso, si muove di un solo movimento.
Perciò assunse il moto di circonvoluzione, proprio perché minima fosse la deviazione del suo movimento. A nessuno è consentito volgere da sé continuamente se stesso se non a colui che guida tutti i corpi che si muovono: ma d'altra parte non gli è concesso muoversi ora in un senso, ora in quello contrario. In base a tutto ciò non dobbiamo affermare né che sia il cosmo stesso a muovere sempre se stesso, né che sia sempre interamente fatto ruotare dal dio secondo movimenti circolari che siano di due tipi diversi ed opposti, né che lo volgano due dèi che hanno intendimenti opposti fra loro, ma come è stato detto poco fa e ora è l'unica cosa che rimane, e cioè che ora è condotto da una causa divina da esso diversa, procurandosi nuovamente la vita e ricevendo dall'artefice l'immortalità ristoratrice, ora invece, quando viene lasciato, si muove da solo, e l'abbandono avviene in un occasione tale che possa percorrere al suo ritorno molte decine di migliaia di orbite, per il fatto che essendo un complesso enorme e assai equilibrato si muove poggiando su un piede piccolissimo.
SOCRATE IL GIOVANE: Tutto quello che hai trattato mi sembra assai verosimile.
STRANIERO: Dopo aver riflettuto su quel che abbiamo appena detto, osserviamo quella condizione che prima abbiamo affermato che sia responsabile di tutti gli eventi prodigiosi. Ed ecco questa condizione.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Essa consiste nel fatto che il movimento circolare del tutto ora si svolge secondo il movimento attuale, ora al contrario.
SOCRATE IL GIOVANE: E qual è il nesso allora con quei miti?
STRANIERO: Si deve ritenere che questo mutarsi sia fra tutti i movimenti che avvengono nel cielo quello più
imponente e più completo.
SOCRATE IL GIOVANE: è verosimilmente così .
STRANIERO: Dunque bisogna pensare che imponenti mutamenti si verifichino allora anche in noi che abitiamo
all'interno di esso.
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo fatto mi pare verosimile.
STRANIERO: Non sappiamo che la natura degli animali viventi sopporta di malanimo i mutamenti di grande
portata, numerosi e della specie più varia?
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Necessariamente avvengono dunque in quell'occasione gli stermini più grandi degli altri animali, e
anche il genere degli uomini sopravvive in piccola parte: riguardo a costoro avvengono altri patimenti, numerosi, incredìbìlì e inaspettati, ma questo è il più importante e che si accompagna al rivolgimento dell'universo, allorquando avviene il mutamento della direzione nel senso opposto a quello attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Quell'età che ciascuno degli animali viventi aveva, questa per prima fra tutte si fermò, e tutto quanto era mortale cessò di procedere verso la vecchiaia senza avere più i tratti distintivi di questa età, e mutando direzione in senso contrario veniva generato più giovane e più tenero: i capelli bianchi dei più vecchi diventavano neri, le guance lisce di coloro che portano la barba portavano di nuovo ciascuno verso la primavera trascorsa, e i corpi dei giovani, diventando ogni giorno e ogni notte lisci e più piccoli, tornavano nuovamente alla natura di neonati, simili ad essi sia nell'anima sia nel corpo. Da questo punto in poi, consumandosi ormai, scomparivano del tutto. D'altro canto, i cadaveri di chi in quel tempo moriva di morte violenta, facendo esperienza di questi stessi eventi, rapidamente scomparivano e in pochi giorni venivano annientati.
SOCRATE IL GIOVANE: Come si generavano, in quel tempo, straniero, gli animali viventi? E in che modo nascevano gli uni dagli altri?
STRANIERO: è chiaro, Socrate, che in quel tempo la natura non consentiva gli accoppiamenti reciproci, mentre quel genere che allora si diceva che nascesse dalla terra, proprio questo in quel tempo esisteva, il quale appunto ritornava alla vita dalla terra, e di questo genere conservavano memoria i nostri primi antenati, che vivevano nel tempo che seguiva la fine del ciclo precedente, e che dunque nascevano all'inizio di questo: di questi discorsi cui molti ora ingiustamente non prestano fede, costoro si fecero araldi per noi. Bisogna, credo, considerare quello che avviene successivamente. Questo infatti è quel che segue al ritorno dei vecchi alla natura di bambini, e cioè che da morti che sono e che nella terra si trovano, tornando ivi nuovamente a ricomporsi ed essendo richiamati in vita, seguono la direzione della nascita che ritorna indietro, prendendo la direzione opposta; ed essendo di necessità generati, secondo questo discorso, come figli della terra, assumono così il nome e la definizione, per quanti di essi il dio non condusse verso un'altra sorte.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo è senza dubbio ciò che viene dopo quella situazione precedente. Ma quella vita che tu dici che si sviluppò al tempo della potenza di Crono si verificò in quei cicli o in questi? è chiaro che negli uni e negli altri cicli accade che si venfica il mutarsi del moto degli astri e del sole.
STRANIERO: Hai seguito bene il discorso. Quanto alla tua domanda sul fatto che tutto veniva generato spontaneamente per gli uomini non riguarda affatto il ciclo che c'è ora, ma anche questo si verificava in quello anteriore. Allora il dio guidava innanzitutto la stessa rotazione, prendendosene totalmente cura, e - cosa che avviene allo stesso modo anche adesso in alcuni luoghi - tutte le parti del cosmo venivano ripartite dagli dèi che le governavano: e dei demoni divini come fossero pastori avevano ripartito anche gli animali viventi secondo i generi e i gruppi, e ciascuno bastava in tutto a ciascun gruppo essendo esso stesso pastore, sicché non vi era nessun essere selvatico e nessuno procurava cibo all'altro, e non esisteva affatto guerra né rivolta. Ma vi sarebbe molto altro da dire riguardo a quel che segue a tale assetto dell'universo. Quanto si dice degli uomini e della loro vita in cui tutto si generava spontaneamente, si è detto per questo motivo. Il dio li guidava ed era loro capo, come adesso gli uomini, che sono animali più vicini alla natura divina, portano al pascolo le altre specie a loro inferiori: quando il dio li portava al pascolo non vi erano forme di governo, né acquisti di donne e di figli. Tutti ritornavano in vita dalla terra, e non vi era alcun ricordo delia situazione precedente: questi beni allora mancavano, però avevano abbondanza di frutti dagli alberi e da molta altra vegetazione, senza esser generati mediante l'agricoltura, ma offerti spontaneamente dalla terra. Nudi e senza coperte vivevano trascorrendo la maggior parte del tempo all'aria aperta: le stagioni erano temperate perehé non provassero dolore, e avevano confortevoli letti costituiti dall'erba abbondante che cresceva di continuo dalla terra. La vita di cui stai ascoltando il racconto, Socrate, è quella di coloro che vissero al tempo di Crono: questa di adesso, invece, che il discorso indica come del tempo di Zeus, tu stesso la stai sperimentando di persona. Saresti in grado e vorresti giudicare la più felice fra queste due esistenze?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Vuoi che io giudichi per te in qualche modo?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Se allora coloro che furono allevati da Crono, avendo essi molto tempo a disposizione e la possibilità
di poter incontrarsi e discorrere non solo con gli uomini, ma anche con le bestie, si servivano di tutte queste circostanze favorevoli per la filosofia, conversando con gli animali e fra loro, e cercando di sapere da tutte le specie se una che in possesso di una particolare capacità avesse mai fatto esperienza di qualcosa che si distinguesse dal resto nell'accrescere il capitale dell'intelligenza, si giudicherà facilmente il fatto che vi è un'immensa differenza, in relazione alla felicità, fra quelli che vivono adesso e quelli che vivevano allora: ma se riempiendosi a sazietà di cibo e di bevande conversavano fra loro e con gli animali dicendo quel che vien detto di essi anche ora, anche questo, secondo quel che mi sembra, è assai facile da giudicare.
Tuttavia lasciamo perdere queste cose, finché non compaia qualcuno capace di spiegarci se quelli che vissero in quel tempo avessero desiderio della scienza e del far uso dei discorsi: noi dobbiamo parlare del motivo per cui abbiamo risvegliato il mito affinché possiamo portare a compimento quello che ci resta ancora da dire dopo questo.
Dopo che il tempo di tutti questi eventi ebbe fine, e bisognava che il mutamento avvenisse, e tutto il genere di coloro che si erano generati dalla terra era ormai annientato, avendo ogni anima pagato il debito mediante la generazione di tutte le specie, e ricadendo sulla terra sotto forma di semi tante volte quante a ciascuna era stato ordinato, allora il timoniere dell'universo, come lasciando la barra dei timoni, si ritirò nella sua vedetta, e a quel punto il destino e un innato desiderio fecero di nuovo fare una conversione al cosmo. Tutti gli dèi che governavano nei loro luoghi insieme alla divinita pì u importante, riconoscendo ormai quel che era avvenuto, lasciarono le parti del cosmo di cui essi si occupavano: e quello, mutando direzione e scontrandosi nelle sue parti, messo in moto dagli opposti impulsi, uno al principio e l'altro alla fine, provocando in esso una grande scossa, determinò un altro sterminio di animali d'ogni sorta. Dopo questi eventi, trascorso il tempo necessario, facendo ormai cessare il tumulto e lo scompiglio, e ottenuta la calma dopo quegli sconvolgimenti, esso si dispose in modo da mantenere il ritmo consueto della sua corsa, avendo cura e forza esso stesso delle cose che avvenivano in sé e di se stesso, cercando di ricordare, per quanto possibile, l'insegnamento del suo artefice e padre. In principio dunque realizzava questo in modo più preciso, alla fine invece in modo più fiacco: causa di questo è la sua parte corporea che vi è nella mescolanza, che è la proprietà congenita della natura di un tempo, poiché partecipava di un grande disordine prima di giungere all'ordine attuale. Tutto il bene di cui è provvisto lo possiede in virtù di colui che lo ha escogitato: ma da quella sua condizione di un tempo riceve tutte quante le difficoltà e i difetti che sono nel cielo, e le riproduce negli animali viventi.
Quando allevava in sé gli animali insieme al suo pilota, le cose che non andavano erano di poco conto, mentre vi generava grandi beni: quando invece si separa da quello, immediatamente dopo l'abbandono guida sempre tutte le cose nel modo migliore, ma andando avanti nel tempo e ingenerandosi in esso l'oblio, prende sempre più potere la sua antica condizione di mancanza d'armonia, e alla fine del tempo ecco che degenera, e i beni hanno scarso valore, mentre, facendo un'abbondante fusione dei mali corrispondenti, corre il rischio di giungere alla distruzione di se stesso e delle cose che sono in esso. Perciò il dio che già un tempo lo ha ordinato, vedendo che si trova in difficoltà, preoccupato che quello, trovandosi nella tempesta e nello scompiglio, si annienti e affondi nel mare infinito della dissomiglianza, tornando nuovamente a sedere presso il timone di quello, volgendo in un'altra direzione ciò che era stato attaccato dal morbo o si era dissolto nella fase precedente, quando il cosmo era stato abbandonato a se stesso, lo ordina e, raddrizzandolo, lo rende immortale e senza vecchiaia. Questa è la fine delle cose che abbiamo raccontato: per quanto riguarda l'argomentazione del re è sufficiente collegarci al discorso di prima. Avendo il cosmo mutato direzione, e presa la strada che porta alla generazione di adesso, l'età di nuovo si fermò, e si ripetevano fatti nuovi e opposti a quelli di prima. Crescevano gli animali viventi che poco mancava che scomparissero per la piccolezza, mentre i corpi appena nati dalla terra, diventati vecchi, di nuovo morivano e scendevano nella terra.
Anche tutte le altre cose mutavano, imitando e accompagnando ciò che l'universo provava, e anche l'imitazione della gravidanza, della nascita, e dell'allevamento si accompagnava di necessità all'andamento in generale: non era più possibile che l'animale venisse generato nella terra a causa dell'accordo di elementi eterogenei, ma come all'universo era stato ordinato di essere signore assoluto del suo cammino, così allo stesso modo anche alle stesse sue parti era provenuto l'ordine da una simile direzione, per quanto era possibile, di concepire da sole, di generare, e di allevare. E siamo ormai arrivati alla ragione per cui tutto il discorso si è messo in moto.
Sugli altri animali ci sarebbe molto da dire e si potrebbe fare una lunga esposizione sull'origine da cui ciascuna ha mutato il suo corso e sulla ragione di ciò: sugli uomini invece il discorso è più breve, e più conveniente in questa sede. Privati della cura di quel dio che ci possedeva e che ci guidava al pascolo, tutti gli altri numerosi animali che avevano natura feroce diventarono selvatici, mentre gli uomini stessi, deboli e senza protezione, venivano sbranati da quelli, e in quei tempi primitivi erano ancora senza mezzi né risorse, poiché era mancata l'alimentazione spontanea, e non sapevano procurarsela, per il fatto che in precedenza non erano stati costretti da necessità alcuna. Per tutti questi motivi erano venuti a trovarsi in difficoltà enormi. Di qui provengono i doni, come anticamente si narra, donati a noi dagli dèi insieme al necessario insegnamento ed educazione: il fuoco da Prometeo,(8) e le arti da Efesto (9) e dalla sua compagna d'arte,(10) i semi e le piante da altri. E tutto quanto è servito a stabilire la vita umana è provenuto da questi doni, dal momento che, come si è appena finito di dire, gli dèi smisero di occuparsi degli uomini, e questi dovevano da soli guidare se stessi e aver cura di sé, come tutto il cosmo, a imitazione del quale e nella cui compagnia viviamo e siamo per tutto il tempo generati, ora in questo modo, un tempo in quell'altro. Abbia così termine il mito, e noi lo useremo per vedere quanto abbiamo sbagliato mostrando nel discorso precedente l'uomo regale e quello politico.
SOCRATE IL GIOVANE: Come e quanto grave è l'errore che tu dici che abbiamo causato?
STRANIERO: Da un lato è cosa di poco conto, dall'altro è assai dannoso e ben maggiore e più grave di quanto mi sembrava allora.
SOCRATE IL GIOVANE: In che senso?
STRANIERO: L'errore consiste nel fatto che, interrogati sul re e sul politico che provengono dal ciclo attuale e dalla generazione attuale, abbiamo detto del pastore che proviene dal ciclo opposto che guidava le mandrie umane di allora, e per di più divino anziché mortale, e proseguendo in questa direzione siamo andati del tutto fuori strada: quanto invece al fatto che lo abbiamo messo in rilievo come colui che governa tutto lo Stato, senza dire in che modo lo diventi, pur avendo detto in questo senso il vero, non si è detto tutto e nemmeno in modo chiaro, e per questa ragione, anche se meno gravemente di quell'altra circostanza, abbiamo sbagliato.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
Dunque secondo il Mito di Crono contenuto nel Politico di Platone il Presente viene dal Futuro come nelle Teorie di Sarfatti. Ma questo mito, come altri miti paltonici, ci permette di sviluppare ulteriori considerazioni che verranno presto postate su questo blog.
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